Cappella Paolina

Vaticano, Arch. Michelangelo Lupo

fotografie: Archivio Musei Vaticani

Dopo diversi anni di restauro la Cappella Paolina in Vaticano con la “Crocifissione di S. Pietro” e la “Conversione di Saulo”, capolavori di Michelangelo, nonché gli stupendi affreschi del soffitto e delle pareti laterali eseguiti da Lorenzo Sabatini e Federico Zuccari, sono tornati al loro antico splendore.
Se è vero che la luce sottolinea i segni, quella progettata per la nuova illuminazione della Cappella Papale, doveva riconoscere, rispettare e sottolineare tutte le valenze che tale spazio sacro racchiude: la dimensione simbolica, quella liturgica e infine quella architettonica. 
Fibretec, con l’architetto Michelangelo Lupo, ha realizzato dunque un impianto per consentire un’illuminazione differenziata e variabile a seconda delle specifiche situazioni e dei diversi momenti liturgici, attraverso la realizzazione di appositi corpi luminosi a LED, integrandoli con un sistema di accensione multiplo ad altissima flessibilità.
L’illuminazione generale è costituita da una serie di strip led che corrono lungo il cornicione superiore della Cappella, con angoli di emissione e ottiche diversi, generando una luce omogenea e morbida nella proiezione delle ombre.
E’ stata ripristinata la funzione dei Tedofori posti nei quatto angoli della navata attraverso un proiettore LED incassato nella parte alta del portacandela che irradia luce diretta verso l’alto. 
La Cappella in quiete, illuminata dalla sola luce dei Tedofori, delle finestre e del lanternino, è una suggestiva possibilità che il sistema di accensione differenziato dell’impianto ora consente.
Gli affreschi delle pareti sono illuminati mediante una doppia fila di barre LED diposte sulle cornici alla base, che alloggiano, mimetizzandoli, anche i diffusori acustici previsti per le funzioni. Gli angoli di emissione, le ottiche diverse e il puntamento in opposizione ad incrocio, ha consentito di ottenere una lettura delle pitture omogenea e di neutralizzare i fastidiosi effetti della luce radente, che mette in evidenza le difformità superficiali degli intonaci dipinti. Molto tempo è stato impiegato in fase di simulazione preliminare e verifiche sul luogo del progetto, ma siamo riusciti a raggiungere il risultato estetico desiderato.
Ora le pitture delle pareti del Sabbatini, dello Zuccari e di Michelangelo convivono in uno stesso registro luminoso, dialogando con quelle della volta e degli ovali, illuminate dai lampi dorati degli stucchi, in una unità stilistica ritrovata.
E’ stato colto anche il suggerimento del Comitato internazionale che chiedeva di mantenere il segno della primogenitura dei dipinti di Michelangelo anche con la luce: così sarà possibile, in occasioni particolari, escludere gli altri circuiti e mantenere l’illuminazione solo sul lavoro del Maestro.
Anche la zona del presbiterio potrà essere illuminata secondo livelli crescenti di luminosità: indiretta e diffusa quella che proviene dal cornicione e dalla parete dell’altare, diretta quella studiata per la cupola. Infatti una serie di proiettori posti nel lanternino consentiranno un’illuminazione zenitale sull’altare e la possibilità
di aumentare l’intensità luminosa fino a diventare, in occasione di celebrazioni speciali, solenne e fastosa.

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